Tornano Mandrake e Pomata ed è ancora Febbre da cavallo

Di :CLAUDIA MORGOGLIONE
ROMA – Non nasconde il proprio stupore, Gigi Proietti, nel parlare della pellicola cult di cui è protagonista: “La cosa davvero unica di Febbre da cavallo – racconta – è che il mito non è nato subito, al cinema, ma col passare del tempo. Merito dei tanti passaggi nelle tv private: così negli ultimi anni il fenomeno è esploso, sono sorti siti Internet, fan club.

Come quello di Trastevere, che ha addirittura promosso una raccolta di firme per chiedere una seconda puntata della storia”. E adesso, finalmente, gli appassionati hanno vinto la loro battaglia: perché il seguito dell film, che fu diretto da Steno nel ’76, arriva nelle sale, a partire dal 31 ottobre, con distribuzione Warner Bros. Tornano dunque sul grande schermo, le avventure dei cavallari romani tutte scommesse e niente lavoro, truffatori ma solo per raccogliere fondi per la prossima puntata all’ippodromo. Al centro di Febbre da cavallo – La Mandrakata (questo il titolo completo) è ancora una volta Bruno Fioretti in arte Mandrake (Proietti), e – con una presenza sicuramente più breve, rispetto all’originale – il suo storico socio Pomata (Enrico Montesano). Abolito, invece, il personaggio che fu di Catherine Spaak, gli altri ruoli sono nuovi di zecca: il fanatico Micione (Rodolfo Laganà), l’Ingegnere studente fuori corso e abilissimo al computer (Andrea Ascolese), l’attrice di secondo piano Aurelia (Nacy Brilli in versione capelli rossi), il ragioniere napoletano Antonio Faiella (Carlo Buccirosso). Un gruppo di improbabili complici in quella che dovrebbe essere la truffa della truffe, la maxiscommessa per diventare ricchi. Ci riusciranno? Questo forse è meglio scoprirlo alla fine del film. Nell’attesa, c’è da sottolineare anche un altro aspetto interessante della vicenda, il suo versante quasi edipico: il sequel, infatti, è scritto e diretto dai figli di Steno, Enrico e Carlo Vanzina. “E’ vero – conferma Enrico, che collaborò anche alla sceneggiatura del primo Febbre da cavallo – è stato molto difficile rifare questo film: c’erano problemi psicanalitici e sentimentali, visto che avevamo a che fare con un’opera di nostro padre. Abbiamo superato l’ostacolo cercando di realizzarlo come avrebbe fatto lui: una storia semplice, comica, popolare. E onesta: dà al pubblico esattamente quello che promette”. E il risultato, almeno a giudicare dalle risate che si sono ascoltate alla proiezione di questa mattina riservata ai giornalisti, dovrebbe piacere al pubblico. Non solo ai “normali” spettatori della commedia all’italiana, ma anche agli adoratori della pellicola di Steno: per loro ci sono citazioni (come la gag di Montesano nei panni del notaio), la stesso tema musicale, perfino i caratteri dei titoli di testa. Malgrado questi stratagemmi, però, i due interpreti storici, nei ruoli di Mandrake e Pomata, qualche timore lo avevano. Montesano, soprattutto: “E’ vero – racconta – avevamo paura di fare qualcosa non all’altezza della fama dell’originale. Ma quando ho saputo che il progetto era in mano a Carlo ed Enrico Vanzina ho detto subito sì”. Più tranquilla, perché priva di fantasmi del passato, l’adesione di Nancy Brilli: “E’ stato divertente – spiega – fare la parte della truffatrice che prende in giro gli uomini usando i suoi attributi femminili. Anche perché lei non è la fidanzata di uno degli interpreti maschili, ma una socia a tutti gli effetti”. Questi i commenti dei protagonisti. Ma ci sarà un Febbre da cavallo 3? Alla domanda i fratelli Vanzina non confermano, ma nemmeno smentiscono. Forse in attesa dei risultati al botteghino. E con una punta di polemica: “Finalmente – dice Enrico, riferendosi al film in uscita – una pellicola italiana che fa ridere. Prima c’erano tanti prodotti comici, ora l’ultimo risale almeno a Natale scorso…”.

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