La Mandrakata, sale la febbre da cavallo. I Vanzina: «Rivive una comicità sparita»

Di :LEONARDO JATTARELLI
ROMA – Abitanti del “mondo equino” unitevi. Torna a salire la febbre, la Febbre da cavallo, virus della risata che da venticinque anni contagia gli amanti di un film dai meccanismi comici perfetti, quella pellicola firmata da Steno nel ’76 ormai diventata un “cult”.

La tentazione di girarne un “sequel” era grande, ma finora nessuno aveva avuto il coraggio di ritentare la fortuna al botteghino andando a scomodare un’icona del cinema comico italiano. Fortunatamente, dopo vari ripensamenti, a imbarcarsi nell’avventura sono stati proprio i degni eredi di Steno, i figli Carlo ed Enrico Vanzina con La Mandrakata, in uscita il 31 ottobre grazie ad una produzione della Solaris, della International Video in collaborazione nientemeno che con una major come la Warner Bros.. E il miracolo è riuscito. Perchè le migliaia di fan del Mandrake e del Pomata, al secolo Gigi Proietti ed Enrico Montesano, non si sentiranno “traditi“. Perchè, come dice lo stesso sceneggiatore Enrico Vanzina: «La Mandrakata non è un Febbre da cavallo vent’anni dopo, ma una sorta di prolungamento del primo film con molti, inevitabili rimandi alla pellicola di mio padre. Ed è un esempio di comicità popolare che non esiste quasi più». Perchè l’atmosfera, i simboli, la Roma monumentale ma familiare che facevano da sfondo alle avventure dei truffatori bonari in nome del dio cavallo di Steno sono gli stessi, così come l’ambiente degli sgangherati, appassionati frequentatori degli ippodromi. E identica è la musica, quel motivetto anch’esso “cult” ritmato su note aspirate e parapapaparapà ideata nel ’76 da Vince Tempera. Nuove avventure e nuovo cast, al di là dei due eroi Mandrake e Pomata: con Nancy Brilli, Rodolfo Laganà, Carlo Buccirosso, Andrea Ascolese, Emanuela Grimalda. «La richiesta popolare è stata talmente alta in questi ultimi anni – spiega Enrico Vanzina – che ci siamo convinti a girare un seguito ideale di Febbre, riuscendo a mettere da parte problemi psicologici e sentimentali. Abbiamo cercato di costruire un film semplice, comico, pensando in ogni momento a come l’avrebbe commentato Steno. E soprattutto un film onesto, come è sempre stato mio padre al quale la pellicola è dedicata». Non ci sono più er Roscio, er Ventresca e neanche Manzotin, il rude macellaio al cui posto adesso troviamo il figlio tontolone, è vero. Veniamo a sapere dal Pomata che è morta anche la mitica nonnetta che si fumava la cicca del nipote e l’aiutava a evitare i creditori, mentre è viva e vegeta la sorella, soprannominata “tornado, il vento che uccide” per via del suo alito pestilenziale. E i cavalli? King, Soldatino e D’Artagnan sono solo un ricordo: adesso è la volta di Pendolino e Pokemon, Brigantello e Come va, va. Ma i rimandi sono continui come innumerevoli le nuove “maschere”: su tutte il Cozzaro nero e Micione. La storia? Non volendo svelare le nuove invenzioni di Fioretti Bruno, detto er Mandrake, che comunque continua con successo a sfoderare il suo sorriso magico, vi diciamo soltanto che, tra le tante mandrakate, assisterete ad uno scambio di cavalli tra un noto brocco e un campionissimo di Tor di Valle. «Il perchè di un successo come quello di Febbre da cavallo? Non saprei. Si tratta – dice Proietti divertito – di una esplosione postuma che ha stupito davverto tutti. A me per strada continuano a chiamarmi Mandrake e so che esistono anche tanti fan club del film ed è stato coniato il termine “febbristi”». Montesano conferma: «In migliaia hanno comprato la videocassetta di Febbre nelle edicole. L’iterazione, invece di logorare il prodotto, ne ha decretato il grande successo». Sul possibile terzo atto che sancirebbe la “trilogia equina” del cinema, Carlo Vanzina per ora non si sbottona: «Il sequel ormai è un fenomeno mondiale ma per scaramanzia non dico nulla». Emozione nel ritrovarsi “febbricitanti” dopo 25 anni? «Ho visto la Mandrakata in una saletta con pochi amici – confessa Proietti – perchè stare in mezzo al pubblico mi avrebbe fatto sentire male, troppa ansia» e Montesano aggiunge: «Io il film non l’ho proprio visto. L’impatto sarà tremendo, speriamo bene».

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